Seduta in rosso sui mercati di Vercelli e Novara, con ribassi diffusi e particolarmente marcati nel capoluogo vercellese. I cali sono in buona parte attesi dagli operatori, che li comunicavano come massime remunerazioni ottenibili già la scorsa settimana (LEGGI). Tuttavia, l’ufficialità di ulteriori deprezzamenti rappresenta un altro duro colpo per i produttori, in una spirale negativa che non sembra fermarsi. La domanda rimane debole su tutti i comparti e l’offerta, pur scarsa, risulta ora eccedente rispetto a una richiesta che continua a contrarsi.
TONDI – 5 €/Q
Il quadro, secondo gli operatori, riflette una crisi strutturale che va ben oltre le dinamiche del mercato interno, pur fiaccato da consumi non elevati. La concorrenza di prodotto estero a basso costo e i nuovi equilibri commerciali internazionali pesano sempre più sulle quotazioni italiane. Lunedì la borsa di Novara apre la settimana allineandosi ai prezzi visti venerdì a Mortara ed aggiungendo un calo di 2 €/q per i tondi che erano rimasti invariati in Lomellina. Martedì a Vercelli i ribassi si fanno più marcati e ancor più diffusi. Calano tutti i tondi di 5 €/q, Selenio tocca 60 €/q lordi e gli altri si attestano a 50. Il gruppo Sant’Andrea/Gloria si allinea a 35 €/q lordi. Scendono anche Carnaroli Classico a 65 €/q lordi e il gruppo Arborio a 55, mentre Sunrose si porta a 33 €/q lordi ed i massimi del gruppo Baldo a 38 €/q lordi.
Confermati e scambiati ai prezzi di listino i lunghi A da parboiled, con l’eccezione di Ronaldo a cui viene apposta la dicitura nominale, e alcuni lunghi B. Scambi fattibili anche per i similari di Carnaroli, trattati ai prezzi proposti dal listino vercellese per lo più, con rari casi di offerte maggiori di 60 €/q lordi per alcune varietà e caratteristiche merceologiche eccellenti
«LA SITUAZIONE È PEGGIO DI QUELLO CHE SI VEDE NEL LISTINO»
«La situazione è anche peggio di quello che si vede nel listino – afferma Andreea Lazar, mediatrice vercellese. – La richiesta è calata notevolmente e l’offerta, pur scarsa per il periodo, si trova ora in eccedenza per effetto di questo ulteriore calo della domanda. Non esiste una varietà o un gruppo varietale che oggi si possa definire ricercato. È una situazione di poco lavoro per tutti, compresi i trasformatori. Le riserie che lavoravano diecimila quintali al giorno ora ne fanno seimila, chi ne lavorava cinquemila a settimana ora arriva a millecinquecento. Un calo diffuso, dalla realtà più grande alla più piccola.
Quanto alle cause, ritengo che siano plurime e concomitanti. I consumi sono calati e le importazioni a livello Ue sono in continua crescita. La filiera italiana viene del tutto esclusa. Gran parte dei trasformatori, anche tra i maggiori, sono fortemente legati alla produzione nazionale e perdono clienti all’estero e consumatori in Italia a causa della competizione di merce estera a basso costo. Anche le poche multinazionali attive nel nostro Paese subiscono un calo del consumo interno, pur riuscendo maggiormente ad inserirsi nelle dinamiche del commercio internazionale. Il risultato è che nonostante la disponibilità di prodotto sia scarsa, il prezzo continua a scendere, come abbiamo visto per tondi nell’ultima seduta. Non è più un mercato nazionale, è un mercato che si rapporta all’internazionale».
L’ACCORDO CON IL MERCOSUR E LE PROSPETTIVE DI SETTORE
«Anche il recente accordo con il Mercosur comincia a farsi sentire – , prosegue Lazar. – Le riserie mi riferivano stamattina di aver ricevuto notizia dai propri clienti del nord Europa di importazioni già in consegna dal Sud America. Queste erano relative a merce lavorata e impacchettata nelle nazioni importatrici, che esclude del tutto le filiere italiane. Pensavo ci volesse più tempo perché il trattato entrasse a regime, anche perché le prime partite arrivate nell’Europa orientale non erano conformi ai principi europei in termini alimentari. A quanto pare, il problema è stato risolto».
Sul fronte delle prospettive, la mediatrice non nasconde la preoccupazione: «Come soluzione, al di là di lavorare su varietà particolari per aprire nuovi mercati commerciali, il che richiede anni, non ne vedo. Vedremo un calo delle superfici a riso. Le aziende inizieranno a non ritenere più remunerativa questa coltivazione. Ci sono già commercianti che propongono agli agricoltori di cedere terra a compensazione dei debiti. Nel medio/breve termine, l’unica strada percorribile è che le associazioni si mettano insieme per concordare con l’industria un prezzo minimo per tipologia di prodotto. Per il futuro credo che si debba lavorare su contratti di coltivazione a prezzo fisso su poche varietà selezionate che siano distintive della produzione italiana». Autore: Ezio Bosso

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