PREZZI IN COMA

risicoltori

Dopo sette giorni dalle ultime sedute di borsa (LEGGI) nessuna novità sul mercato, che appare insolitamente statico per il periodo. Si resta in una fase di evidente difficoltà, nonostante alcuni segnali di recupero nei volumi di scambio. Nelle due settimane tra il 15 e il 28 aprile 2026, i trasferimenti di risone hanno raggiunto 63.016 tonnellate (VEDI), tornando su livelli considerati ottimali. Tuttavia, il dato complessivo stagionale evidenzia ancora un calo dell’8% rispetto alla campagna precedente, con rimanenze ai massimi. La domanda resta debole e orientata al ribasso in molti comparti, mentre i prezzi ufficiali non registrano variazioni. Si delinea così una situazione sempre più scoraggiante per i produttori.

VOLUMI IN RIPRESA, MA I PREZZI RESTANO BLOCCATI

Il ritorno a volumi settimanali più sostenuti rappresenta un segnale incoraggiante ma insufficiente per invertire una tendenza strutturalmente negativa.  A incidere in modo determinante su alcuni comparti sono le rimanenze, che si attestano su livelli nettamente superiori alla media e continuano a comprimere le dinamiche di mercato. Questo è il caso soprattutto dei gruppi Roma e Baldo, fermi a 35 €/q lordi con l’eccezione di Cammeo a 40. I lunghi B oscillano tra 33 e 35 euro, in base alla varietà, lasciando sempre più sconcertati i produttori che speravano in un miglioramento vista la crescita nei costi di importazione. Sempre a 35 €/q lordi anche i lunghi A da parboiled/export Provisia, mentre CL 007 ed affini tengono a quota 40. Sunrose scende a 33 €/q lordi allo scambio secondo gli operatori, segnalando una minore attrattività commerciale.

Le notizie non sono rosee neanche per i comparti ancora considerati su livelli di prezzo remunerativi. I tondi subiscono le previsioni di semina in forte aumento, registrando un calo dei compratori ai prezzi ufficiali. Per Selenio i 65 €/q lordi sono sostanzialmente un miraggio, con quotazione nominale a Vercelli. Le altre varietà tonde si scambiano sempre a 55 €/q lordi per lo più ma con domanda in calo. Tra i risotti, il gruppo Arborio resta a 60 €/q lordi ma solo per le rese ottimali, sempre rare in questo comparto. I similari di Carnaroli si attestano sui 65 €/q lordi, in un contesto in cui le principali riserie appaiono meno attive, determinando un rallentamento delle richieste rispetto alle settimane precedenti. Resta l’eccezione del mercato Carnaroli Classico, richiesto con offerte economiche fino agli 80 €/q lordi secondo Paolo Ghisoni. Per questo riso si registra un lieve incremento della domanda da parte degli utilizzatori, mentre continua a ridursi il numero dei produttori.

CHIÒ: «DOBBIAMO RIPENSARE LA RISICOLTURA ITALIANA IN QUESTE CONDIZIONI»

Approfondiamo il difficile momento con Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco: «Il quadro che stiamo vivendo è esattamente quello che temevamo dopo i recenti sviluppi geopolitici. I prezzi sono fermi o in calo e i costi invece continuano a crescere senza alcun segnale di inversione. Questo squilibrio mette in difficoltà l’intero comparto e rende la produzione antieconomica. A incidere pesantemente è anche il contesto politico europeo, che si dimostra totalmente disinteressato alla tutela del nostro settore. La bocciatura dell’abbassamento della soglia per l’attivazione della clausola di salvaguardia rappresenta una sconfitta molto dura per la risicoltura, con numeri che dimostrano chiaramente la scarsa influenza dell’interesse italiano nel Parlamento Ue. Ci troviamo così esposti a dinamiche che favoriscono l’ingresso di grandi quantitativi di prodotto dall’estero a dazio 0, con effetti diretti sull’equilibrio del mercato interno.

In questo scenario, diventa imprescindibile ripensare il modello produttivo e commerciale. Dobbiamo lavorare sulla valorizzazione del riso italiano, costruendo filiere dedicate e cercando di gestire direttamente il valore del nostro prodotto. È un percorso complesso, che richiede un cambio di mentalità e una maggiore capacità di fare sistema, ma non esistono alternative concrete attualmente. I prezzi odierni, come i 35-40 €/q di alcune varietà, riflettono una rassegnazione del mercato più che una reale dinamica economica. Se restiamo ancorati a questo sistema, il rischio è che la produzione diventi strutturalmente in perdita. Servono interventi strutturali e innovativi, maggiore coesione tra produttori e una capacità diversa di stare sul mercato. In assenza di cambiamenti efficaci, vedremo inevitabilmente aziende in difficoltà e un aumento delle tensioni finanziarie lungo tutta la filiera. La sfida è trasformare questa crisi in un’opportunità di riorganizzazione, pur considerando l’enorme complessità che questo comporta.» Autore: Ezio Bosso

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