MERCOSUR, MARTEDI’ DI FUOCO

migliaia di ettari

L’ultima settimana di mercato del 2025 si apre con lievi segnali incoraggianti per i risicoltori. A Vercelli, dove la commissione ha annunciato che non si riunirà fino al nuovo anno, i prezzi sono rimasti invariati per la seconda seduta di borsa consecutiva. A Novara, lunedì mattina, si sono registrati due allineamenti, dovuti alla chiusura della borsa nella settimana precedente per la festività dell’Immacolata. Gli operatori segnalano una ripresa della domanda, tornata attiva su diversi comparti ai prezzi ufficiali. Qualche difficoltà in più per i risi da risotto, definiti nominali, per i pochissimi scambi a Vercelli, e con offerte al ribasso. una situazione valida non solo per i gruppi Roma e Arborio, come già visto venerdì a Mortara (LEGGI), ma anche per i similari di Carnaroli.

DOMANDA DISPONIBILE AI SOLITI PREZZI

Contrariamente a quanto osservato negli ultimi appuntamenti, lunedì e martedì la domanda si è mostrata maggiormente interessata all’acquisto del risone. Gli operatori riferiscono di molte riserie presenti in sala di contrattazione ed un numero di scambi decisamente maggiore della settimana precedente. Uno sviluppo positivo inatteso, essendo prossimi al periodo natalizio in cui solitamente il mercato rallenta.

Ne risulta un collocamento agevole per quasi tutti i comparti, pur non essendovi spiragli di apprezzamento per il momento. Tra i risoni più richiesti si sono distinti i tondi, con i due prezzi consueti: 65 €/q lordi per Selenio e 55 per tutti gli altri, con Araldo che si riunisce al gruppo pur riscontrando meno compratori. Acquirenti disponibili anche per i risi in griglia Ribe e per i lunghi B, per lo più ai prezzi ufficiali, con le consuete differenziazioni tra Ibridi e non per gli “indica” e nei vari sottogruppi varietali per i lunghi A da parboiled. Scambi agili alle quotazioni a listino anche per medi e gruppo Baldo, mentre si registra un ridotto numero di compravendite per i risi da risotto, definiti nominali a Vercelli come detto in apertura.

Proseguono intanto le proposte di contratti di coltivazione per la prossima campagna. Per Leonardo si parla di 50 €/q con pagamento a dicembre, 52 a marzo e 55 a luglio, con ritiro nei termini. Per Misaki 55 €/q pagamento a dicembre, 57 a marzo e 60 a giugno, sempre ritiro nei termini di pagamento.

MARTEDÌ DI FUOCO PER L’ACCORDO UE-MERCOSUR

Sul fronte politico-commerciale, la giornata di martedì è stata accompagnata da una crescente attenzione per l’evoluzione dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur, dossier che continua a generare forti tensioni nel mondo agricolo. Il percorso dell’intesa resta complesso e tutt’altro che definito. Dopo l’approvazione da parte del Parlamento Ue alle clausole di salvaguardia proposte dalla Commissione, non priva di sorprese, la richiesta francese di rinvio del voto in Consiglio sta mettendo in dubbio la firma dell’accordo, inizialmente prevista per sabato alla presenza di von der Leyen e Lula.

L’Italia è ora decisiva, divisa tra contrasti interni e Paesi favorevoli che spingono per chiudere l’intesa commerciale, se dovesse unirsi ai francesi e agli altri Paesi oppositori farebbe cadere la maggioranza qualificata necessaria a procedere. Al contrario, in caso di finalizzazione dell’accordo senza limiti quantitativi realmente stringenti, il rischio concreto è un aumento significativo dei flussi di riso provenienti dai Paesi del Mercosur, con effetti potenzialmente destabilizzanti sugli equilibri del mercato italiano ed Ue.

MERCOSUR PRONTO AD ESPORTARE 3,5 MILIONI DI TONNELLATE

A supporto di queste preoccupazioni vi sono i dati presentati nel corso della World Rice Conference di Pattaya, in Thailandia, da Guillermo Zublysak, economista e presidente della Paraguayan Chamber of Rice Industries. L’analisi (VEDI il file completo) evidenzia come, per la campagna 2026, il Mercosur sia nelle condizioni di esportare circa 3,5 milioni di tonnellate di riso al di fuori del blocco. Uruguay e Paraguay confermano un forte orientamento all’export, con surplus rilevanti. Il Brasile dispone di scorte molto consistenti, che potrebbero affluire sui mercati internazionali qualora le condizioni commerciali lo consentissero. Le quotazioni del riso in questi Paesi, inoltre, risultano particolarmente competitive, con valori sensibilmente inferiori rispetto a quelli di inizio 2025.

È interessante osservare come, secondo Zublysak, per i Paesi del Mercosur l’Africa occidentale e l’America Centrale rappresentino mercati di riferimento per il riso spezzato e per il risone, mentre l’Europa si configura come uno sbocco strategico soprattutto per il riso parboiled e per il riso integrale, “in funzione degli standard normativi sui residui di fitofarmaci” (“depending on pesticide regulation standards”). Una precisazione che induce a una riflessione, anche alla luce di uno studio promosso anni fa da Ente Risi (LEGGI).

COSA C’E’ DIETRO AI LAVORATI?

A pensar male, potrebbe sembrare che l’ingresso nel mercato europeo prevalentemente di riso lavorato o semilavorato, la larga maggioranza dell’import, non sia dovuto a esigenze logistiche o ai costi della manodopera. Piuttosto sia una scelta funzionale a consentire l’accesso di prodotto in grado di superare i controlli, altrimenti non superabili se fossero presenti le glumelle, dove una parte significativa di residui dei prodotti chimici  usati nella coltivazione (anche quelli non più utilizzabili dai risicoltori Ue) resta concentrata. Autore: Ezio Bosso

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