Le borse merci lombarde confermano il momento di debolezza del mercato del risone. Gli operatori riferiscono di un generale clima di scarsa propensione sia all’acquisto sia alla vendita, con domanda e offerta fiacche. Le quotazioni restano pressoché invariate. Si registrano lievi allineamenti a Mortara, dove il listino è sostanzialmente identico a quelli piemontesi, apparsi in linea con le valutazioni allo scambio. A Milano quotazioni di poco maggiori per molti comparti, nell’unica sede dove viene quotato anche il riso lavorato. Calano anche i trasferimenti (VEDI), pur considerando che la rilevazione ha riguardato una settimana viziata dal ponte dell’Immacolata.
ROMA, S. ANDREA E ARBORIO NOMINALI
I prezzi di riferimento allo scambio risultano così invariati rispetto a quanto descritto ad inizio settimana (LEGGI) e quasi perfettamente rappresentati dal listino di venerdì mattina. Anche le diciture nominali poste dalla commissione prezzi in Lomellina sono molto simili a quelle dei colleghi vercellesi. Tale precisazione interessa il gruppo Roma, per il quale non vi sono compratori a 45 €/q lordi ma neanche venditori che abbiano ceduto ad offerte inferiori al momento, il gruppo S. Andrea e la varietà Gloria, le cui disponibilità vendibili sono minime, e, solo in questa sede, il gruppo Arborio. Per quest’ultimo la situazione è diventata simile a quella di Roma e similari, compratori scomparsi ai 65 €/q lordi ufficiali ma produttori che per il momento non vendono a prezzi inferiori.
In questa fase i comparti dove si registra maggior disponibilità di acquisto ai prezzi attuali risultano essere i tondi, i lunghi A da parboiled/export ed i lunghi B. Per i primi la domanda resta disponibile in relazione ad un’offerta deficitaria in questa annata, con una produzione stimata ai minimi negli ultimi 4 anni. Per i risi in griglia Ribe i bassi prezzi attuali, non remunerativi per i produttori, rendono il prodotto competitivo all’estero. Come abbiamo visto nella scorsa analisi, infatti, le esportazioni nazionali e comunitarie sono in crescita e il prezzo attuale del nostro riso japonica è pari o inferiore a quello Spagnolo. Per i lunghi B, poco prodotti ma anche pochissimo trasferiti fino ad oggi, a incidere è la forte pressione concorrenziale delle importazioni, alimentata da prezzi internazionali particolarmente bassi e da un’offerta globale ancora abbondante.
CALANO GLI ARRIVI DAL PAKISTAN, SCOPRIAMO IL PERCHÈ
In particolare, secondo gli ultimi dati diffusi da Ente Risi, gli arrivi di riso in Italia risultano in linea con quelli della scorsa annata, -1% a pari data. Un dato significativo poiché, come spiegato di recente, la campagna precedente è stata una delle più ricche di importazioni dell’ultimo decennio. A frenare un incremento è il calo degli arrivi dal Pakistan, superato dall’India come primo fornitore di riso per il mercato italiano. Un sorpasso che riflette una tendenza globale e che sta preoccupando seriamente gli operatori pakistani.
Approfondiamo la dinamica del settore risicolo in questo Paese grazie alla relazione proposta nel corso della World Rice Conference di Pattaya (Thailandia) da Shahid Tawawalla, CEO di Meskay and Femtee Trading Company (VEDI IL DOCUMENTO COMPLETO). L’esperto spiega come la produzione di riso in Pakistan per il 2025 è stimata in circa 100 milioni di quintali, in linea con l’anno precedente, mentre consumo interno ed export raggiungono complessivamente 97 milioni di quintali. Nonostante l’equilibrio apparente, il mercato locale è sottoposto a tensioni crescenti.
La riduzione dei raccolti di grano e mais ha infatti spinto la domanda di materie prime per mangimi. Questo ha creato un effetto rialzista sui prezzi del riso e indebolito la competitività pakistana sui mercati internazionali. A ciò si aggiunge un significativo aumento dei costi di produzione, al pari di quanto accade in occidente, rendendo sempre più difficile per gli agricoltori sostenere le coltivazioni. Nel frattempo, sul fronte commerciale, si registrano fenomeni di accaparramento da parte dei risieri e una carenza di prodotto tra gli esportatori. In questo scenario, sia il Basmati sia le varietà non-Basmati risentono delle nuove pressioni interne, che potrebbero incidere in modo significativo sulla futura competitività del Pakistan nei principali mercati di destinazione.
PROPOSTE DI CONTRATTO PER LA PROSSIMA CAMPAGNA
Tornando all’Italia, vi segnaliamo le proposte di contratto di coltivazione arrivate nella giornata di venerdì, che testimoniano come i compratori stiano già programmando gli acquisti per la prossima campagna. Le quotazioni attualmente offerte sono le seguenti: Omega a 45 €/q, Centauro 50 €/q, Selenio tra 60 e 65 €/q in base ai tempi di pagamento, Cammeo tra 50 e 55 €/q in base ai tempi di pagamento, CL 712 50 €/q, CL007 45 €/q e Sunrose 35 €/q. Anche per il Carnaroli, sia DOP sia Classico, si valutano contratti, con il prezzo da definire direttamente con il venditore. Autore: Ezio Bosso

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