RESISTONO SOLO I TONDI

tondi

Tornano le quotazioni sulle borse piemontesi dopo lo stop della scorsa settimana, deciso dall’intera filiera come forma di protesta. Alla ripresa delle contrattazioni i nuovi listini registrano numerosi ribassi, inediti anche rispetto a quanto emerso nelle invariate borse lombarde viste nell’ultima analisi (LEGGI). Calo dei prezzi che, sebbene ampiamente ventilato dagli operatori nelle ultime sedute di mercato, colpisce comparti già fortemente penalizzati sul piano della remuneratività. Il risultato è un quadro sempre più critico per i produttori, schiacciati tra costi elevati e valori di realizzo in costante erosione, con una sostenibilità economica che appare ogni giorno più compromessa.

I TONDI RESISTONO, CROLLO GENERALIZZATO PER GLI ALTRI COMPARTI

Nel complesso scenario delineato dai nuovi listini piemontesi, l’unico comparto che mostra una relativa tenuta resta quello dei tondi, sebbene non manchino elementi di debolezza anche al suo interno. Fa eccezione, infatti, la varietà Araldo, che si accoda ai ribassi scendendo a 52 €/q lordi. A Vercelli risulta invariato il Carnaroli Classico, un dato attribuibile con ogni probabilità all’assenza di scambi effettivi, vista la dicitura nominale. I 70 €/q lordi vengono tuttavia confermati anche a Novara, almeno per il momento. In flessione invece i similari, che arretrano a 55 €/q lordi, valore che accomuna anche il gruppo Arborio.

Sempre tra i risi destinati prevalentemente al mercato interno, il gruppo Roma scende a 38 €/q lordi, il Baldo oscilla tra un minimo di 40 e un massimo di 50 €/q lordi, mentre il gruppo S. Andrea/Gloria si attesta a 50 €/q lordi. Le note più dolenti riguardano però i comparti già ampiamente sotto pressione sul fronte della redditività. I lunghi A da parboiled, i medi e soprattutto i lunghi B continuano a perdere terreno. Per questi ultimi la quotazione ufficiale si ferma a 35 €/q lordi, con alcune varietà che risultano di fatto invendibili. I tipo Ribe si scambiano a valori compresi tra i 40 €/q lordi di CL 007 ed i 35 €/q dei Provisia, valore riscontrabile anche per il medio Sunrose.

ANDREA LAZAR: «UNA SITUAZIONE DEVASTANTE PER TUTTO IL SETTORE»

«Non è che i prezzi siano scesi all’improvviso», spiega Andreea Lazar, mediatrice vercellese. «In realtà abbiamo semplicemente adeguato le quotazioni a quella che è la situazione reale del mercato. La scorsa settimana il riso non è stato quotato come forma di protesta: il calo c’era già, ma si è scelto di non certificarlo ufficialmente. Gli scambi in sala di contrattazione non risultano elevati, ma a fronte di una richiesta pressoché assente l’offerta risulta sempre abbondante». Alla base della crisi, secondo Lazar, c’è un elemento chiave: «Un arrivo di merce dall’estero come non si era forse mai visto nella storia del riso italiano.

Non parlo di importazioni fatte dall’Italia, ma dall’Europa in generale. In tutto il continente arriva prodotto di ogni tipologia dal Sud America, dal Myanmar, dalla Cambogia, dall’Asia in generale, dalla Guyana. Unica parziale eccezione il tondo ma per tutti gli altri gruppi esiste ormai sempre un’alternativa. Il problema riguarda tutta la filiera. Le nostre riserie non riescono più a vendere né i prodotti lavorati né i risi, perché i clienti finali si stanno approvvigionando da altri Paesi. Tutta la risicoltura europea è in difficoltà, i prezzi sono simili su tutte le principali piazze Ue. Con il dazio zero la competizione è ormai insostenibile. Le multinazionali forse riescono a reggere. Dico forse perché comunque i margini sono ridottissimi e se fai un errore sei spacciato. Le riserie italiane, che sono per il 90% realtà nazionali, sono in difficoltà esattamente come le aziende agricole. È una situazione devastante per tutto il settore». Autore: Ezio Bosso

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