Le borse lombarde quotano i listini questa settimana, a differenza di quanto accaduto in Piemonte dove le contrattazioni sono rimaste sospese a causa dell’agitazione dei produttori della filiera (LEGGI). I prezzi risultano del tutto invariati in entrambe le piazze. Milano che sceglie di apporre la dicitura “nominale” all’intero listino a causa di un numero pressoché nullo di scambi (le novità)(le novità) La situazione evidenzia una fase di debolezza prolungata che continua a caratterizzare il comparto risicolo nazionale. Le prospettive restano incerte in un contesto di domanda debole e concorrenza estera crescente.
GIACENZE AI MASSIMI
I riferimenti allo scambio restano quelli descritti a inizio settimana, con diversi comparti che risultano invendibili ai prezzi ufficiali. Gli operatori di mercato continuano a parlare di mercato in sofferenza, domanda tiepidissima e al ribasso, con pochi scambi conclusi. Il quadro generale conferma le difficoltà strutturali che il settore sta attraversando.
Nell’ultima settimana i trasferimenti sono risultati in calo (VEDI). 28.863 tonnellate sono uscite dai magazzini dei produttori, riportando le giacenze complessive ai massimi degli ultimi quattro anni. Questo dato risulta per lo più scaturito dall’andamento dei risi da interno e dei lunghi B. Per i primi, ciò è dovuto all’elevata produzione a cui si sta aggiungendo un collocamento meno agevole rispetto agli anni precedenti, con un quantitativo trasferito inferiore rispetto ai due anni precedenti e in linea con l’anno in cui i prezzi erano in molti casi oltre i 100 €/q lordi.
Per i lunghi B il calo è attribuibile alla crescita nelle importazioni. Secondo i dati Ente Risi, a inizio febbraio di due anni fa erano state importate 53.862 tonnellate contro le 84.383 attuali, una crescita del 57% in due anni e di oltre 30mila tonnellate, mentre siamo a 115mila tonnellate di “indica” trasferito contro le 160mila di media nei tre anni precedenti. Va considerato che il dato relativo alle importazioni parla di riso lavorato e semilavorato mentre per il prodotto nazionale parliamo di risone. Inoltre, non sono contemplati i dati relativi al riso già confezionato che arriva in Europa. In sostanza il consumo è probabilmente aumentato, ma il lungo B Italiano sta riducendo la sua penetrazione sul mercato.
Per quanto riguarda i tipo Ribe, che rappresentano il comparto delle varietà da export, nonostante il mercato continui a offrire prezzi decisamente al di sotto della remuneratività con tendenza al ribasso, il quantitativo trasferito è ai massimi negli ultimi quattro anni (109.599 tonnellate), con una porzione di trasferito rispetto al raccolto (43,72%) elevata per il momento della campagna, seconda solo ai tondi (50,07%). Le giacenze, decisamente inferiori rispetto allo scorso anno, sono comunque consistenti rispetto al solito a causa dell’elevato raccolto, ma restano le esportazioni in crescita (+16%) a far ben sperare.
PEZZONI: «MERCE ESTERA E CONSUMI BASSI FRENANO IL MERCATO»
Stefano Pezzoni, mediatore e vicepresidente di Media@Rice, descrive ai nostri microfoni la situazione attuale. «Siamo in un momento di stallo. Le riserie comprano poco, gli agricoltori sono preoccupati, gli scambi sono al lumicino, i consumi restano bassi e molta merce arriva dall’estero. La scelta di Milano di rendere nominale l’intero listino non è stata influenzata dalle decisioni delle sedi piemontesi. Il mercato era questo. Non c’erano scambi. La dinamica commerciale vede i produttori offrire solo quando qualcuno chiede e, obtorto collo, vendere se hanno bisogno di liquidità. Le riserie, dal canto loro, hanno pochi ordini e propongono prezzi al ribasso che non invogliano alla vendita.
Ad influenzare maggiormente le prospettive alle riserie italiane è la concorrenza del riso estero, prodotto in Europa con le stesse sementi o che arriva impacchettato e da impacchettare. Alcuni mercati europei riescono a proporre prodotto ai consumatori senza passare dalla filiera italiana. Il mercato italiano risulta statico anche perché i prodotti a base di riso si sono rarefatti. I prezzi alti degli scorsi anni hanno ridotto la penetrazione del riso in alcuni segmenti alimentari, come biscotti e gallette, che faticano a tornare sui livelli precedenti. Questa contrazione della domanda industriale si somma alla concorrenza del prodotto estero, creando una situazione particolarmente complessa per l’intera filiera nazionale, che attende segnali di ripresa che al momento tardano a concretizzarsi.» Autore: Ezio Bosso

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