«A QUESTI PREZZI NON CI STIAMO DENTRO»

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Le borse risicole di Vercelli e Novara non offrono novità di rilievo in questa tornata. Vercelli rimane totalmente invariata, mentre Novara propone un lieve aggiustamento al rialzo per i lunghi A da parboiled e uno al ribasso per il gruppo Sant’Andrea. La notizia più negativa per i risicoltori è però un’altra, ovvero il calo sensibile della domanda. Alcuni operatori riferiscono che questo può essere l’effetto di un’offerta più ampia che si è riversata sul mercato in seguito ai recenti, seppur modesti, apprezzamenti. Tuttavia, restano le crescenti difficoltà nei commerci globali e la crescita dei costi come possibili leve rialziste. 

MERCATO IN STANDBY, LUNGHI B TORNANO A 37

Partiamo dalle principali note dolenti. Come già accaduto venerdì alla borsa di Mortara (LEGGI), gli scambi a 40 €/q lordi per i lunghi B sono di fatto spariti dal tavolo delle trattative. Il riferimento si attesta ora a 37 €/q lordi, in linea con i valori di listino, con un numero di acquirenti sensibilmente ridotto. Le buone notizie, pur non del tutto soddisfacenti, riguardano i lunghi A da parboiled, richiesti e scambiati tra 37 e 38 €/q lordi a seconda delle condizioni di pagamento, e per i quali Novara ha registrato il lieve rialzo di giornata. Stabili tutti gli altri comparti, con pochi compratori attivi per i gruppi Baldo e Roma. Sul gruppo Sant’Andrea, il calo novarese allinea questa sede con Mortara a 40 €/q lordi, mentre Vercelli mantiene questo comparto a quota 45.

Le speranze di ulteriori rialzi restano affievolite ma non del tutto spente. Diversi operatori sottolineano come l’impennata globale dei costi dei mezzi di produzione dovrebbe, fisiologicamente, trascinare verso l’alto anche le materie prime agricole. A questo si aggiunge un contesto di noli marittimi sotto pressione e di crescenti difficoltà nello spostamento delle merci via mare, che rendono sempre più complesso e oneroso l’approvvigionamento di riso di origine extraeuropea. Una combinazione di fattori che, secondo gli osservatori, dovrebbe prima o poi riflettersi anche sui listini italiani. Le giacenze sono elevate, ma il contesto lascia ancora spazio a questo scenario da qui a fine campagna.

PERAZZO (ARP): «A QUESTI PREZZI NON CI STIAMO DENTRO»

Simone Perazzo, presidente dell’Associazione Risicoltori Piemontesi, realtà vercellese che annovera 150 soci e commercializza ogni anno 400.000 quintali di risone (LEGGI), non nasconde la propria preoccupazione. «Speravamo che si potesse arrivare a 40 €/q lordi per lunghi B e lunghi A da parboiled, invece queste speranze sono durate una settimana e siamo tornati a parlare di scambi a 35-38 €/q. Una retribuzione insostenibile per la stragrande maggioranza delle aziende. Non parlo solo di chi ha fatto investimenti importanti ma anche di aziende che si sono comportate in modo cauto nelle ultime campagne. I costi di gestione della coltivazione non sono sostenibili. Il concime qualche anno fa costava intorno ai 35 €/q, adesso siamo a 75-80. Abbiamo già visto il riso a 35 €/q lordi ma quando i costi erano nettamente più bassi. Oggi non ci stiamo più dentro.

Sul fronte delle semine e del morale in campo, il quadro non è più incoraggiante. Tutti diversificano, cercano di prendere un po’ tutti i mercati. Anche i contratti, in teoria uno strumento di stabilità, hanno trovato scarsa adesione. Nessuno si fida a vincolarsi con questi prezzi. Firmare un contratto sapendo già di essere in perdita è davvero difficile. Quanto all’ondata di offerta che avrebbe raffreddato la domanda in questa tornata, io non ho visto tutta questa quantità di riso riversarsi sul mercato. Però capisco che ci sia una necessità fisiologica: i pagamenti arrivano a luglio, ci sono scadenze importanti, appena c’è uno spiraglio qualcosa si vende. È normale». Autore: Ezio Bosso

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