Dopo la pausa di martedì per le celebrazioni della Festa della Repubblica, venerdì mattina riapre il mercato del risone a Mortara. La spirale negativa non si arresta. Si registrano nuovi ribassi a listino e diverse voci sono definite ancora nominali, come accaduto per tutto il listino una settimana fa (LEGGI). La domanda resta debole, con crescenti difficoltà di vendita per i risicoltori che scelgono di cedere il prodotto, e i prezzi allo scambio risultano in diversi casi inferiori a quelli proposti a listino. (Sai qual è la novità?)
RIBASSI DIFFUSI, NOMINALI TONDI E ARBORIO
La seduta conferma una pressione ribassista su quasi tutte le varietà. Vialone Nano e similari cedono terreno, portandosi a 42 €/q lordi, mentre il gruppo Sant’Andrea/Gloria, cala a 33 €/q lordi. I lunghi B flettono a 32 €/q lordi, quota tuttavia considerata dagli operatori puramente teorica, in quanto nessuna varietà del gruppo risulterebbe vendibile a più di 30 €/q lordi alle condizioni di mercato attuali. Situazione analoga per il gruppo Roma, che approda a 31 €/q lordi ma che trova compratori soltanto a 30. In flessione anche il Baldo, con un range che va dai 32 ai 36 €/q lordi, questi ultimi ottenibili anche nelle trattative in relazione alla varietà messa in vendita.
Vengono definite nominali tutte le quotazioni dei tondi, categoria per la quale trovare compratori, nonostante i ribassi delle settimane precedenti, resta estremamente complesso. Dicitura presente anche per la quotazione del gruppo Arborio, la cui vendita ai 55 €/q lordi ufficiali è descritta come pressoché impossibile dagli operatori. Sostanzialmente nominale anche il Carnaroli Classico, poco scambiato per la sua limitata disponibilità sul mercato. Tengono invece, con valutazioni allo scambio in linea con la quotazione ufficiale e una certa presenza di compratori, i similari di Carnaroli e i lunghi A da parboiled. I trasferimenti settimanali risultano ridotti, anche per effetto del ponte del 2 giugno incluso nel periodo di rilevazione di Ente Risi (VEDI).
COLDIRETTI AL MASAF: «CONVOCARE SUBITO IL TAVOLO DI FILIERA»
Coldiretti prova a dare una risposta alla crisi che si consuma settimana dopo settimana sui listini delle borse risicole con una lettera inviata oggi al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L’organizzazione chiede la convocazione urgente del Tavolo Nazionale della Filiera Risicola. Al centro delle preoccupazioni vi è il sensibile calo delle quotazioni del risone, che si somma all’aumento dei costi di produzione e alla pressione esercitata dalle importazioni asiatiche. Nel comunicato si sottolinea come nel 2025 siano arrivati in Italia oltre 300 milioni di chili di riso straniero, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente, per l’80% proveniente dall’Asia.
COLTIVA ITALIA
Coldiretti chiede un confronto immediato tra tutti i soggetti della filiera e le istituzioni competenti, con l’obiettivo di analizzare l’attuale situazione di mercato, valutare interventi urgenti a sostegno delle imprese agricole e individuare strumenti concreti per garantire la tenuta del comparto. Tra le proposte avanzate figurano l’attivazione di un bando specifico per l’acquisto e la distribuzione di riso italiano alle famiglie indigenti e l’istituzione, nell’ambito delle risorse del piano “Coltiva Italia”, di un fondo dedicato ai contratti di filiera per il comparto risicolo. Coldiretti ricorda il primato europeo nella produzione di riso dell’Italia, affermando che il settore coinvolge oltre diecimila famiglie tra imprenditori e lavoratori.
DAGHETTA (CIA): «IL MERCATO HA REGOLE SEMPLICISSIME: UN CHILO IN PIÙ E SCENDE»
Giovanni Daghetta, vicepresidente di Copa Cogeca e responsabile nazionale del comparto riso di Cia, propone una lettura lucida di quanto accade di recente in Borsa merci. «Quando abbonda la merce in questo periodo il mercato non può che peggiorare. Chi compra cerca di farlo al prezzo più basso, consapevole che l’offerta sarà sempre più propensa a cedere. È una dinamica simile a quella che abbiamo vissuto in senso opposto nelle annate di carenza. I nostri colleghi europei, spagnoli e greci vendono a prezzi più bassi dei nostri ed hanno giacenze elevatissime. In Italia non siamo messi così male, anche se le giacenze restano elevate per il periodo e per molti risicoltori non svuotare il magazzino prima del nuovo raccolto è oneroso o impraticabile.
Il mercato ha delle regole semplicissime: quando c’è un chilo in più del fabbisogno scende, quando c’è un chilo in meno sale. In termini di concessioni alle importazioni, i grossi guai sono stati fatti vent’anni fa. Allora Ente Risi e tutte le organizzazioni di categoria protestarono, senza mai accettare quelle scelte. Poi per vent’anni è andata, tutto sommato, di lusso, una volta per produzioni scarse un’altra per limiti alle esportazioni estere. Nel mercato in corso quella grande importazione agevolata concessa sta pesando. Inoltre, considerando i possibili riporti di merce prodotta nel 2025 che avremo, la situazione potrà peggiorare nella prossima campagna. Una speranza però la vedo nei prezzi internazionali, che si presentano in salita di recente, ma siamo ancora molto lontani dalle nostre esigenze.
Mi auguro almeno di ottenere qualcosa in più dalla PAC. Nella nuova riforma cercheremo di far supportare maggiormente la risicoltura europea, spiegando la grande criticità della situazione attuale. La Commissione è consapevole che si tratta di una situazione in divenire, non a caso ha rimandato di sei mesi il dialogo civile (il vecchio comitato consultivo) che era previsto per luglio. Probabilmente perché non sanno cosa dire, visto che negli ultimi tre o quattro anni noi e gli industriali abbiamo ripetutamente segnalato i problemi. Bisogna trovare dei correttivi e portare risorse sul riso, come si sta facendo con il grano duro.» Autore: Ezio Bosso
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