NEPPUR SI MUOVE

domanda

Listini immobili nelle sedi piemontesi, con Vercelli che conferma quasi integralmente quanto registrato a Mortara venerdì mattina (LEGGI). La commissione prezzi di Piazza Zumaglini propone pressoché tutte voci nominali, con le uniche eccezioni di Selenio e Centauro, entrambi accompagnati dalla dicitura “scambi minimi”. Un contesto che evidenzia un numero di scambi decisamente ridotto, in cui l’equilibrio apparente dei listini non deve trarre in inganno. La domanda è ridotta ai minimi ed in alcuni casi si registra una forbice tra prezzi ufficiali e offerte reali.

I PREZZI ALLO SCAMBIO, SE SI TROVA CHI COMPRA

Il mercato continua a mostrare una tendenza al ribasso. I compratori si mostrano interessati a una o due varietà al massimo e in alcuni casi sono disposti ad acquistare solo a valori inferiori a quelli del listino. Nel quadro dei prezzi circolati nelle ultime ore, i comparti che si scambiano al prezzo ufficiale, pur non essendo scontato trovare acquirenti, sono: Selenio (65 €/q lordi), lunghi A da parboiled (40-45 €/q lordi), medi (40 €/q lordi),  gruppo Roma (45 €/q lordi), gruppo Arborio (65 €/q lordi) e Carnaroli Classico (80 €/q lordi). I similari si vendono tra i 65 ed i 70 €/q lordi in base alla varietà. Nel gruppo Baldo, Cammeo, forse il riso più richiesto insieme a Selenio, si scambia ai 55 €/q lordi proposti a listino, mentre per CL 712 risulta difficile ottenere offerte maggiori di 50 €/q lordi.

Tra i tondi, Omega ed Araldo restano a 55 €/q lordi allo scambio, con i 60 €/q lordi quasi impossibili da ottenere anche per il “gruppo” Centauro, scambiato a 57. Per i lunghi B anche i 38 €/q lordi non sono ormai certi, con alcune varietà per le quali 35 €/q lordi sono la remunerazione massima. In generale, si registra molta più offerta che domanda, ma i produttori, a meno di necessità, non vendono volentieri ai prezzi attuali, in alcuni casi inferiori ai costi di produzione. Ne deriva uno stallo evidente, ben più marcato rispetto agli anni precedenti a pari periodo.

PREZZI TROPPO BASSI A CAUSA DELLE IMPORTAZIONI

Vi proponiamo di seguito le parole di Manrico Brustia, responsabile Settore Riso e Irrigazione di Cia Piemonte. «Il mercato sta attraversando una fase complessa. Nei comparti dei lunghi A da parboiled e degli “indica” la crisi è ormai evidente: le vendite sono quasi ferme e i prezzi risultano ben al di sotto dei costi di produzione. Il nodo principale continua a essere l’importazione massiccia di risi indica e lunghi A da parboiled in Europa, che entrano a meno di 40 €/q, in alcuni casi attorno ai 30. È un livello insostenibile, che sta mettendo in seria difficoltà l’intero sistema risicolo europeo. Il crollo dei prezzi a livello comunitario si riflette inevitabilmente anche in Italia.

Come Cia, insieme a Ente Risi, Ferm, Airi e Copa-Cogeca, stiamo lavorando alla revisione del regolamento SPG in relazione alla clausola di salvaguardia automatica. Le prossime settimane saranno decisive: si sta definendo una proposta che, ci auguriamo, possa finalmente introdurre meccanismi più efficaci, in grado di attivare il dazio a livelli che tutelino realmente la risicoltura europea. È uno strumento strategico, che potrebbe cambiare il futuro del mercato del riso in Ue.»

A FINE MESE SAPREMO LA PRODUZIONE DELL’ANNATA

«Entro fine mese inoltre – prosegue Brustia, anche consigliere di Ente Nazionale Risi – verranno presentati i dati produttivi, in seguito al prossimo consiglio d’amministrazione dell’Ente, previsto per il 27 novembre. Non abbiamo ancora percentuali definitive, perché stanno arrivando le ultime denunce, ma già sappiamo che la produzione non raggiungerà le attese. Ciò in seguito a grandinate e alcune difficoltà produttive.

La mia preoccupazione, guardando ai prossimi mesi, è che senza un cambio di rotta sui prezzi assisteremo a uno spostamento delle semine verso i comparti oggi più remunerativi, come i tondi e parte del mercato interno. Questo rischierebbe di generare uno sbilanciamento produttivo nel 2026. Per questo il mio appello all’industria è di essere lungimirante: servono contratti di coltivazione chiari, capaci di orientare le scelte degli agricoltori e di evitare squilibri futuri. Prezzi sotto i 50 euro al quintale rendono impossibile sostenere l’attività agricola con i costi attuali. Senza una prospettiva chiara, gli agricoltori non potranno fare altro che orientarsi verso le varietà più remunerative.» Autore: Ezio Bosso

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