«MANGIAMO ASIATICO PENSANDO CHE SIA ITALIANO»

produzione

I listini delle borse di Vercelli e Novara usciti dalle sedute di inizio settimana fotografano un mercato del riso ancora immobile, come avvenuto la scorsa settimana (LEGGI). Le quotazioni sono quasi del tutto invariate e si registra una diffusa presenza di diciture nominali, che testimonia un numero di contrattazioni ridotto ai minimi termini. Un quadro stagnante, che si inserisce in un contesto sempre più difficile per i risicoltori. La domanda industriale continua a spingere in ribasso le quotazioni, ormai anche nei comparti finora considerati remunerativi dai produttori.

LISITINI FERMI E NOMINALI

Novara non registra alcuna variazione, con tutte le voci nominali, a conferma di un mercato che in questa piazza è sostanzialmente immobile. Vercelli offre un quadro leggermente più articolato, ma non certo più incoraggiante. L’unica variazione ufficiale riguarda i similari di Carnaroli, che scendono a 60 €/q lordi. Un prezzo al quale l’industria è disposta ad acquistare, ma al di sopra di cui non intende più spingersi. Oltre a questa, tra le quotazioni senza dicitura nominale del listino vercellese figurano i lunghi A da parboiled, alle voci “CL 007” e “Kinder PV e Ely PV”, i lunghi B e i gruppi Roma e Baldo. Tuttavia, non tutti questi comparti si scambiano con la stessa facilità ai prezzi ufficiali.

I Lunghi A da parboiled sono l’unico segmento di mercato dove domanda e offerta si incontrano con una certa regolarità ai valori espressi a listino. Per i gruppi Roma e Baldo trovare acquirenti risulta più difficoltoso. Alcune varietà tra i lunghi B si rivelano di fatto invendibili a 35 €/q lordi, come i risi ibridi che vengono scambiati a 33. Scambi pressoché nulli e dicitura nominale presente per il gruppo Arborio, che riceve proposte economiche massime a 55 €/q lordi, e Sant’Andrea/Gloria, invendibile. Analoga situazione per i tondi, dove gli scambi effettivi ai valori ufficiali sono ridotti a pochi episodi isolati, se non del tutto assenti. Secondo gli operatori nella seduta di martedì mattina le riserie si dicevano disposte a pagare al massimo 50 €/q lordi per Araldo e 60 €/q lordi per il Selenio.

È un contesto che si fa sempre più pesante per i risicoltori. Si vedono vacillare anche quei comparti che fino a poco tempo fa garantivano una remunerazione. Lo sconforto si fa strada con forza, aggravato da costi di produzione che non accennano a diminuire e da una campagna di semina che si apre in condizioni di mercato tra le più difficili degli ultimi anni.

DALLA GRECIA POCHI MARGINI DI OTTIMISMO

Vi forniamo oggi un punto di osservazione differente dal solito, portandovi una testimonianza dalla Grecia. A farsi portavoce della situazione ellenica è Kostas Rouzios, risicoltore e agronomo, vicepresidente della cooperativa agricola di Kymína e membro del consiglio direttivo di EDOREL, che dipinge un quadro con pochi margini di ottimismo, riflesso di una situazione che appare ancora più complessa di quella italiana. «La volontà del consumatore europeo di scegliere un riso di qualità è sicuramente ancora stabile. Tuttavia, la pressione dei Paesi asiatici, con i prezzi ai quali forniscono il mercato europeo, non permette più al riso nostrano di mantenere la posizione che aveva per tanti anni. Il problema è che, poco alla volta, il riso asiatico ha conquistato gran parte del mercato senza che i consumatori se ne rendano conto. Il cittadino europeo potrebbe mangiare riso asiatico pensando che sia europeo.

Sul fronte dei costi, il quadro è altrettanto critico. Produrre una tonnellata di riso nel 2025 in Grecia è costato circa 38 €/q, a fronte di prezzi di vendita compresi tra i 24 e i 27 €/q, con una perdita tra gli 11 ed i 14 € per unità. Una forbice destinata ad allargarsi ulteriormente nella campagna in corso, con i prezzi dei fertilizzanti spinti al rialzo dalle tensioni geopolitiche. Guardando agli ultimi tre anni, solo uno è stato realmente redditizio per la risicoltura greca, e la conseguenza più tangibile è la fortissima riduzione delle superfici coltivate in tutto il territorio. Le quantità di riso importato senza dazi dovrebbero tornare ai limiti iniziali previsti in passato, e non restare ai livelli attuali che, concretamente, sono quasi il doppio. Solo così la risicoltura nel Mediterraneo avrebbe prospettive migliori per il futuro». Autore: Ezio Bosso

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