Crolla il riso classico: i dati dell’Ente Nazionale Risi parlano di una flessione del 30% in un anno. La notizia arriva nel periodo peggiore dell’anno: brusone in risaia, mercati in picchiata e proposte indecenti dell’industria che offre per l’indica sotto raccolto 28 euro iva inclusa.
In questo contesto ecco le campane a morto per la tipologia che avrebbe dovuto salvare la tradizione del riso italiano, dopo l’approvazione di una legge del mercato interno che provoca una omologazione del prodotto. Tutta la filiera si aspettava una flessione degli ettari coltivati per produrre purissimo Carnaroli e purissimi Baldo, Roma, Arborio, S.Andrea e Vialone Nano … lasciando perdere il Ribe che non si capisce perché figuri in griglia quando non se ne pianta più un seme.
L’Ente Risi oggi ha scoperto le carte fornendo i dati di semina dei risicoltori che si sono registrati per produrre riso classico: diventa evidente che – al di là delle polemiche agostane sulle varietà più o meno richieste di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi – il riso che l’industria veramente non vuole è il classico.
Dati 2019
Dati 2018