LA CALCE SEPPELLISCE IL CADMIO

Cadmio

Come tradizione nei giorni scorsi l’Ente Nazionale Risi ha pubblicato i dati raccolti durante le prove sperimentali e dimostrative effettuate dal Centro di Ricerche sul Riso e dal servizio di Assistenza Tecnica delle diverse Sezioni. La pubblicazione si rinnova ormai da 58 anni.

PECULARIETA’ DELL’ANNATA AGRARIA 2025

La parte introduttiva è legata alla rilevazione effettuata direttamente dall’Ente dell’andamento climatico durante la stagione di coltivazione. La rilevazione avviene mediante quattro capannine meteorologiche automatiche posizionate in tutte le principali aree di coltivazione ad eccezione della Sardegna. Da quanto rilevato, il 2025 ha visto un notevole aumento della piovosità e delle temperature massime rispetto agli ultimi anni e questo ha sicuramente favorito lo sviluppo delle coltivazioni. Se ricordiamo solo nell’ultima parte del ciclo colturale si sono verificate carenze idriche in alcune zone, mentre alcune operazioni colturali sono state ostacolate dalle piogge.

LE PROVE VARIETALI

Le prove varietali, svolte in collaborazione con CREA di Vercelli, sono realizzate in quattro diverse località: Vercelli, San Pietro Mosezzo, Az. Pieropan, San Pietro Mosezzo – Az. Motta e Castello D’agogna. Le tecniche di coltivazione erano diverse a seconda di quelle seguite nelle varie aziende che ospitavano le prove. Le varietà in prova sono state divise in base al ciclo vegetativo in “precoci” e “tardive” e confrontate con un varietà testimone già da tempo in coltivazione. Benché, in alcune prove, alcune varietà abbiano prodotto risone in quantità molto maggiore del testimone, le stesse in altre hanno dato risultati opposti.

Ciò sembrerebbe confermare che ogni area di coltivazione, per tipo di terreno e caratteristiche climatiche, predilige certe varietà. Per ora, non è disponibile una varietà di risone che garantisce risultati produttivi eccellenti in tutte le condizioni. Tuttavia, confrontando le cultivar recenti con il testimone è possibile “farsi un’idea” delle loro caratteristiche orientandosi nelle scelte. Pertanto i risultati raccolti e evidenziati con tanto impegno dai tecnici incaricati non consentono di esprimere giudizi certi e sempre validi sulle varietà inserite nelle prove. Scarica la relazione 2025.

CALCE PER FERMARE IL CADMIO

La parte, a mio giudizio, più interessante della relazione è quella in cui si è ampiamente verificato l’impiego di vari tipi di calce da somministrare alle coltivazione allo scopo di ridurre l’accumulo di metalli pesanti, in particolare cadmio, nel granello lavorato. I trattamenti sono ripetuti sugli stessi appezzamenti già utilizzati negli scorsi anni e il trattamento con calce è effettuato sia prima della semina che in copertura. In tutte le prove si è evidenziato che l’apporto di calce alla dose di 0,6 ton/ha o maggiori riduce l’accumulo di Cadmio nel granello.

Sembrerebbe anche che l’aumento dell’apporto di calce riduca ulteriormente il cadmio. Ai fini del contenimento non è importante il tipo di calce apportato. Tuttavia durante lo spandimento, la granulazione della stessa riduce o aumenta le difficoltà di distribuzione, in particolare se si utilizza lo spandiconcime centrifugo. La prova più innovativa è risultata essere quella dell’impiego di calce in copertura. Il tipo di calce utilizzata è la più costosa del commercio ma rappresenta anche la meglio granulata e quindi la più semplice da distribuire.

CALCITAZIONE ALTERNATIVA ALLA SOMMERSIONE

Il suo impiego con la coltivazione già sviluppata, a fine accestimento, non ha rappresentato alcun problema per il riso. In tutte le prove le analisi del granello lavorato hanno evidenziato una significativa riduzione dell’accumulo di cadmio, in alcuni casi ridotto ad un terzo di quanto presente nel testimone non “calcitato”. Sembrerebbe quindi una tecnica molto efficace per il contenimento dei metalli pesanti in particolare nei terreni dove non è possibile effettuare una sommersione permanente e quindi è più probabile un accumulo di cadmio.

Altro vantaggio evidente è quello di poter intervenire in fase di piena coltivazione quando, in molti casi, si riesce ad avere informazioni sulla disponibilità idrica. In pratica se esiste il rischio di accumulo di cadmio si può sommergere la risaia ma, se ciò non è possibile, una buona “calcitazione” sembrerebbe ottenere lo stesso risultato.

CONCLUSIONI PER LE PROVE CADMIO

In conclusione delle prove i tecnici Ente Risi affermano: «Nella sperimentazione condotta a Olengo (NO) è sempre mantenuta la sommersione continua, mentre l’asciutta finale è avvenuta durante la fase fenologica di maturazione cerosa avanzata. Di conseguenza, non si sono create le condizioni favorevoli per l’accumulo di cadmio in granella e i valori registrati sono stati prossimi al limite di quantificazione analitico, pari a 0,010 mg/kg. Al contrario, nelle sperimentazioni condotte a Frassineto Po – AL e Vigevano – PV è mantenuta la sommersione continua, ma l’asciutta finale è avvenuta a fine agosto, quando il riso si trovava nella fase di maturazione lattea, con un associato rischio di accumulo di cadmio in granella.

A Frassineto Po – AL con l’utilizzo di Calce in accestimento e in levata alla dose ridotta di 0,8 t/ha si sono ottenute riduzioni del contaminante simili, rispettivamente dell’83,6 % e dell’85,1% rispetto al testimone non “calcitato”, mentre con l’utilizzo di calce in pre-semina alla dose di 1,5 t /ha, è stata registrata una riduzione del 52,2%. A Vigevano – PV, invece, il contenuto di cadmio accumulato è risultato basso ed inferiore al limite massimo per il riso baby-food destinato a lattanti e bambini, fissato a 0.040 mg/kg.

PERCHE’ CALCITARE?

Tuttavia, l’uso della calce ha contribuito a ridurre l’accumulo di cadmio in granella rispetto al testimone, mentre le differenze tra l’applicazione della calce prima della semina e nelle due applicazioni di copertura sono state trascurabili. Dalla prova di Frassineto Po, che ha mostrato i livelli più significativi di accumulo di cadmio, è emerso che una riduzione della dose di Calce nel secondo anno di applicazione ha consentito di limitare l’accumulo di cadmio in granella. Questo risultato è stato possibile anche a seguito dei vantaggi ottenuti dalla “calcitazione” effettuata l’anno precedente, che ha ridotto l’acidità del terreno e, di conseguenza, ha limitato la solubilità del cadmio nel terreno».

PROVE DI DISERBO

Altro dato interessante che emerge dalla relazione è rappresentato dalle prove di impiego del Tifensulfuron metile, un ALS inibitore autorizzato per la prima volta in risaia nel 2025. Si tratta di un diserbante già in uso da anni su coltivazioni diverse dal riso ma ora utilizzabile con autorizzazione provvisoria. Il prodotto, del resto largamente conosciuto, ha dato buoni risultati su molte infestanti “a foglia larga” e in particolare nei confronti della persicaria. Questa infestante negli ultimi anni si è adattata all’ambiente acquatico e in alcune coltivazioni rappresenta un serio problema. Se non viene contenuta si sviluppa tardivamente nella stagione e va a “ricoprire” le pannocchie di riso danneggiando la fioritura e l’allegagione delle stesse.

IMPIEGO DI TIFENSULFURON-METILE

L’impiego del Tifensulfuron-metile è risultato risolutivo in tutte le prove. Il prodotto può essere utilizzato in miscela con i principali diserbanti senza alcun problema. Altro dato interessante che si evince dalle prove realizzate con l’impiego del Benzobicyclon è il controllo che questo prodotto, impiegato pre semina, sembra avere sulla giunchina comune (Eleocaris palustris), un infestante che si sta diffondendo sempre di più nelle risaie coltivate “in sommersione” in Piemonte e nell’alta Lomellina. La giunchina una volta sviluppata risulta di difficile contenimento con i normali prodotti erbicidi e quindi, nelle coltivazioni in cui è presente, è necessario in suo controllo prima che si sviluppi. La giunchina forma un fitto tappeto di piantine che “soffoca” il riso impedendo il regolare sviluppo. Dove presente rappresenta un grave problema. La pianta non si sviluppa nelle coltivazioni “in asciutta”.

Nel tentativo di migliorare l’efficacia dei prodotti erbicidi sono state realizzate prove con un emulsionante da aggiungere agli stessi. In particolare le prove si sono concentrate su un concentrato emulsionabile a base di lecitina di soia. Nelle varie prove si sono evidenziati lievi miglioramenti nel contenimento delle infestanti in particolare nel caso del cyperus. L’aggiunta del prodotto utilizzato abutualmente all’halosulfuron-methyl, secondo quanto riportato dall’Ente, migliorerebbe il contenimento dell’infestante.

PROVE SUL BRUSONE

Da ultimo la relazione dell’Ente tratta le prove per il contenimento dei parassiti fungini. Tuttavia le prove si sono concentrate su diversi impieghi di prodotti già largamente utilizzati in risicoltura ignorando il Protioconazolo, principio attivo autorizzato per la prima volta nel 2025, anche se in via provvisoria.

I dati raccolti in aziende risicole che lo hanno impiegato sembrano indicare una buona efficacia di questo prodotto in particolare per contenere la resistenza del Brusone alle strobilurine. Le prove dell’Ente hanno invece riguardato un altro innovativo prodotto a base di proteina BLAD, ottenuta dai semi di Lupinus albus dolce attraverso un processo di germinazione, estrazione, concentrazione. Il prodotto ha un’azione di contatto e agisce rapidamente sulle cellule fungine, grazie all’attività fungicida della componente attiva BLAD che riesce a penetrare attraverso la parete e la membrana cellulare dei funghi.

PROTEINA BLAD: MASSIMIZZARE EFFICACIA PRODOTTO

Per massimizzare l’efficacia del prodotto, è fondamentale garantire un’adeguata bagnatura e una distribuzione uniforme della miscela sulla vegetazione. L’effetto è principalmente preventivo ed è perfettamente selettivo su tutte le colture, non presenta tempi di carenza, né limiti massimi di residuo. E’ utilizzabile anche in agricoltura biologica. Nel caso del riso, è autorizzato per il controllo del Brusone, con una dose compresa fra 2 e 3,2 l/ha, fino ad un massimo di due applicazioni all’anno e con un intervallo minimo di 14 giorni tra le stesse.

In tutte le prove il prodotto è stato impiegato in miscela con fungicidi tradizionali e non sembra tuttavia aver aumentato di molto l’efficacia degli stessi, tuttavia può costituire una buona alternativa ai fungicidi di derivazione chimica e contribuire al contenimento delle sempre più diffuse resistenze agli stessi. Autore: Franco Sciorati

Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu

Nuova ricerca

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR. 

* Campo obbligatorio

Articoli correlati

RACCOLTO IN RITARDO
SUPERIDROVORA
ASCIUTTA IN VIETNAM
RIALZINO
BECCATE STA RIFORMA!
FRODE: PARLA FEDERBIO
FALDA IN DIFFICOLTA’

Leggi anche: