AIRI: NON FACCIAMO NOI I PREZZI

Airi

Ancora segni negativi sui listini di Milano e Mortara. Tre nuovi minimi d’annata si registrano in Lomellina, dove CL 007 scende a 38 €/q lordi e il gruppo S. Andrea a 31, stessa cifra toccata da Sunrose. Non si registrano gli allineamenti ai ribassi visti martedì a Vercelli (LEGGI) per il gruppo Roma e il gruppo Baldo, mentre Arborio cala di 3 €/q e non di 5 come accaduto in Piemonte. A Milano tutti i cali sono allineamenti, in alcuni casi non completi, ai prezzi già visti nelle altre sedi. Nel frattempo, la tensione lungo la filiera si fa sentire. L’Airi ha diffuso un comunicato stampa, firmato dal presidente Francese, per replicare alle recenti prese di posizione dei sindacati agricoli. Nel testo vengono respinte le accuse rivolte all’industria riguardo l’andamento dei prezzi e si rivendica la correttezza delle proprie pratiche commerciali. (La risicoltura oggi ha una opportunità in più)

LISTINI IN RIBASSO IN ORDINE SPARSO

I riferimenti allo scambio restano sostanzialmente quelli descritti a inizio settimana, sebbene le quotazioni lombarde differiscano in alcuni casi dalle sedi piemontesi. Sorprende il calo di CL 007, per il quale gli operatori riferiscono di scambi ancora possibili a 40 €/q lordi. Anche S. Andrea risulta quotato a Mortara al di sotto di quanto ottenibile allo scambio. Per questo comparto, a fronte dei 31 €/q lordi a listino, gli operatori segnalano trattative fino a 35. Persiste la buona domanda per i lunghi A da parboiled Provisia a 35 €/q lordi. Si conferma solida anche la richiesta per tutti i risi del gruppo Carnaroli ai valori ufficiali.

Nonostante le quotazioni leggermente più elevate nelle sedi lombarde, allo scambio si confermano i 50 €/q lordi per il gruppo Arborio, i 30 per il gruppo Roma e per i lunghi B, e i 32-35 per Baldo e similari. Sunrose viene scambiato a fatica a 30 €/q lordi nonostante quotazioni leggermente superiori. Ancora stabili e nominali i tondi, con Omega e Araldo scambiabili per lo più a 45 €/q lordi piuttosto che ai 50 a listino. Nominale anche Vialone Nano e similari, per assenza di scambi e con compratori non disposti a superare i 40 €/q. I trasferimenti settimanali (VEDI) risultano lievemente al di sotto- della norma e le giacenze restano elevata per il momento dell’annata. Il 23,5% del risone raccolto è ancora nei magazzini dei risicoltori.

AIRI: «NON SIAMO I RESPONSABILI DEL CALO DEI PREZZI»

A seguito delle recenti iniziative dei sindacati agricoli e di alcune dichiarazioni rilasciate da singoli risicoltori, l’Associazione Industrie Risiere Italiane ha ritenuto necessario intervenire pubblicamente con un comunicato stampa (LEGGI), firmato dal presidente Mario Francese. Sul fronte dei prezzi, AIRI ricorda che «la redditività di una qualsiasi realtà economica si misura su un periodo di 3/5 anni» e che, in questo arco temporale, «la coltivazione del riso ha procurato ai produttori un reddito adeguato agli investimenti necessari per produrlo». Il calo delle ultime settimane viene ricondotto a tre fattori strutturali: raccolti mondiali abbondanti con conseguente eccesso di offerta; accordi internazionali dell’Unione Europea che hanno aperto le porte a flussi di importazione senza dazi, «il 60% del riso è importato in esenzione di dazio»; la forte concorrenza della pasta, con prezzi sullo scaffale competitivi rispetto ai risi da risotto.

In questo quadro, «individuare nell’industria il soggetto responsabile del calo dei prezzi significa proporre una lettura fuorviante della realtà», sottolinea il comunicato, ricordando che anche l’industria italiana subisce la concorrenza del riso importato, spesso già confezionato. AIRI auspica «un confronto responsabile con i produttori, finalizzato alla ricerca di soluzioni condivise», pur avvertendo che «non esistono vie brevi alla soluzione dei problemi». Dure le parole anche sul fronte della reputazione. L’associazione stigmatizza con forza le affermazioni secondo cui nelle confezioni di riso commercializzate in Italia vi sarebbe «abitualmente la presenza di miscugli tra riso nazionale e riso di importazione», definendole «prive di fondamento» e lesive per l’intera filiera, «agricoltori compresi». «L’industria italiana opera nel rispetto delle norme», si legge nel comunicato, «investendo notevoli risorse finanziarie in controlli dalla materia prima fino al prodotto finito.»

SEMPIO (CONFAGRICOLTURA): «POSSIAMO ANCORA PARLARE DI ALLEANZA?»

Le parole di AIRI giungono dopo che Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia, aveva già parlato ai nostri microfoni, in risposta alla lettera del direttore di Airi Pietro Milani (LEGGI), della scelta unitaria dei sindacati agricoli di disertare la riunione dell’11 giugno per la revisione del contratto tipo. «La decisione nasce dal fatto che parlare di revisione contrattuale mentre i prezzi sono abbondantemente sotto i costi di produzione appare semplicemente fuori tempo – spiega Sempio. – È un segnale di disagio più che legittimo. Un disagio che deve essere recepito dall’intera filiera, non scaricato solo sui risicoltori.»

La presidente non mette in discussione il valore dell’alleanza con l’industria, ma ne chiede una verifica profonda e senza reticenze: «Siamo convinti che il rapporto tra produttori e industria sia un bene irrinunciabile ma dobbiamo confrontarci con franchezza. Possiamo parlare di alleanza se ai risicoltori viene imposto di lavorare sotto costo? Possiamo parlare di alleanza se all’aumento di superficie corrisponde un calo del prezzo del risone? E possiamo parlare di alleanza se, a fronte di queste quotazioni, il prezzo al consumatore nei supermercati rimane invariato? Più che di contratto, con tutta la serenità possibile ma anche con urgenza, riteniamo necessario sederci a un tavolo e affrontare queste domande con la massima franchezza.»

A fare da sfondo al confronto interno alla filiera italiana, le preoccupazioni che arrivano da Bruxelles. Copa-Cogeca e i negoziatori del Parlamento europeo hanno bocciato il mandato negoziale presentato dalla Presidenza cipriota del Consiglio per il prossimo bilancio dell’Unione. Pur riconoscendo che il testo evita ulteriori tagli alla PAC, le organizzazioni agricole europee denunciano una mancanza di ambizione complessiva. In particolare affermano che mantenere lo stanziamento attorno ai 293,7 miliardi di euro significa, in termini reali, accettare risorse inferiori rispetto all’attuale periodo di programmazione, senza un adeguato meccanismo di risposta all’inflazione. Il messaggio alle istituzioni europee è diretto: «Non è coerente dichiarare l’agricoltura strategica e al tempo stesso ridurre il sostegno reale agli agricoltori.» Autore: Ezio Bosso

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